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Negoziati UE: Il Consiglio federale ripresenta del «vecchio vino in bottiglie nuove»

La presa di posizione odierna del Consiglio federale sui negoziati in corso con l'UE non contiene alcun miglioramento significativo per la nostra democrazia diretta e per il comprovato diritto decisionale del popolo e dei cantoni.

Pro Svizzera respinge fermamente il progetto del Consiglio federale di assoggettare la Svizzera all’UE attraverso la ripresa dinamica (ossia automatica) del diritto, la subordinazione alla Corte di giustizia dell’UE in caso di controversie e il nuovo pagamento di tributi annuali ricorrenti preteso dall’UE. Questi pagamenti sono privi di qualsiasi fondamento, razionalità o logica. In nessun’altra parte del commercio globale la Svizzera paga tali tasse di ingresso al mercato. La richiesta dell’UE è assurda se si considera che la bilancia commerciale è di oltre 20 miliardi di franchi a favore dell’UE. Di conseguenza, sarebbe semmai quest’ultima a dover effettuare un pagamento compensativo alla Svizzera.

I «successi negoziali» citati oggi dal Consiglio federale sono solo fumo negli occhi e non rivestono un ruolo essenziale per la Svizzera. Inoltre, tali concessioni saranno prima o poi annullate nell’interesse dell’UE, non da ultimo dai giudici dell’UE. Con le sue rassicurazioni, il Consiglio federale vuole distogliere l’attenzione dalle reali pretese di sottomissione. Per il nostro paese, il trattato di sottomissione significa ancora che Bruxelles impone, il Consiglio federale capitola e il popolo svizzero deve tacere, obbedire e pagare.

Le informazioni sono fornite dall’ex consigliere nazionale Adrian Amstutz, responsabile del programma «Sottomissione all’UE NO» di Pro Svizzera