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Iniziativa sulla neutralità: il Consiglio federale vuole un margine di manovra – l’iniziativa stabilisce dei limiti

Berna, 11 agosto 2026 – Il comitato per la votazione Sì all’iniziativa sulla neutralità prende atto della conferenza stampa tenuta oggi dal Consiglio federale. Per il comitato, la questione centrale non è avere più o meno margine di manovra, bensì regole chiare per la neutralità svizzera.

Il consigliere federale Ignazio Cassis ha sottolineato che la Svizzera deve preservare il proprio margine di manovra in materia di politica estera ed essere in grado di reagire con flessibilità a seconda della crisi. È proprio qui il punto cruciale che distingue l’iniziativa sulla neutralità.

La Svizzera non ha bisogno di una neutralità modellabile a piacimento, bensì di una neutralità credibile. L’iniziativa mira a sancire nella Costituzione federale i principi consolidati della neutralità permanente e armata. In questo modo fornisce chiari punti di riferimento al Consiglio federale e al parlamento – senza però rendere la Svizzera incapace di agire.

Libertà d’azione sì – ma non arbitrarietà

Il Consiglio federale sostiene che ogni crisi è diversa e che, pertanto, la Svizzera deve poter reagire in modo flessibile. Il comitato condivide l’opinione secondo cui la Svizzera deve mantenere la propria capacità di agire in caso di crisi.

Ma: proprio quando si tratta di un principio così fondamentale come la neutralità, occorrono regole chiare.

Un mandato costituzionale vincolante non esonera il Consiglio federale da ogni decisione. Al contrario, rafforza la sua posizione nei confronti dell’estero: il governo può fare riferimento a un principio svizzero democraticamente legittimato.

Neutralità non significa passività

L’iniziativa non mira all’isolamento né al ritiro della Svizzera dalla scena mondiale. Al contrario. Essa afferma espressamente che la Svizzera deve avvalersi della propria neutralità per prevenire e risolvere i conflitti e mettersi a disposizione in qualità di mediatrice.

L’aiuto umanitario, la diplomazia e la promozione della pace rimangono possibili e importanti.

È proprio una neutralità credibile a consentire alla Svizzera di mantenere il dialogo con le diverse parti e di offrire i propri buoni uffici.

Le sanzioni sono una questione fondamentale

La differenza risulta particolarmente evidente quando si parla di sanzioni. Il Consiglio federale le definisce uno strumento importante di politica estera e intende mantenere l’attuale margine di manovra decisionale.

L’iniziativa stabilisce invece un limite preciso: in linea di principio, la Svizzera non deve partecipare a misure coercitive di natura non militare nei confronti di Stati in guerra. Restano riservate le sanzioni dell’ONU.

Per il comitato questa non è una questione secondaria. Le sanzioni economiche sono misure coercitive e possono colpire anche persone che non hanno alcuna influenza sulle decisioni politiche. Uno Stato neutrale dovrebbe quindi valutare con particolare attenzione se rischia di diventare esso stesso parte in conflitto.

Una chiara linea svizzera

La conferenza stampa odierna ha dimostrato che la domanda è fondamentale. La definizione della neutralità svizzera deve dipendere in larga misura dal Consiglio federale di turno e dalla situazione internazionale, oppure i principi fondamentali devono essere sanciti in modo vincolante nella Costituzione federale?

Il comitato ne è convinto: una neutralità che vale solo quando splende il sole non è una neutralità credibile. Essa deve essere particolarmente forte proprio nei momenti di tempesta.

SÌ alla neutralità svizzera.
Sì all’autonomia, alla sicurezza e alla diplomazia di pace.