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Difendiamo la nostra sovranità

Bruxelles comanda, la Berna federale capitola e il popolo svizzero dovrebbe tacere e pagare.

Cari amici e sostenitori di Pro Svizzera,

negli ultimi giorni una buona notizia è giunta dai banchi del Gran consiglio ticinese.

Il Legislativo cantonale ha approvato una mozione dell’UDC che chiede espressamente un referendum obbligatorio con doppia maggioranza – Popolo e Cantoni – sull’“Accordo quadro 2.0” con l’Unione Europea. Questo voto è un segnale politico forte contro ogni tentativo di aggirare la volontà popolare, e ribadisce che accordi di tale portata non possono essere decisi da pochi ma devono essere confermati da tutta la popolazione e dai Cantoni.

Il Consiglio di Stato ticinese dovrà farsi promotore verso la Berna federale affinché questa chiara richiesta del Ticino venga accolta dalle Camere federali quando saranno chiamate ad esprimersi sul tipo di referendum da adottare.

Secondo gli estensori della mozione, e secondo noi di Pro Svizzera, questo presunto “Accordo 2.0” non è un semplice aggiornamento tecnico dei rapporti con Bruxelles, ma un progetto politico che mira a un’integrazione sempre più profonda con l’UE, con rischi concreti per la nostra indipendenza giuridica e costituzionale.

Una richiesta simile, formulata con un’iniziativa cantonale da parte della Lega dei Ticinesi, è stata anch’essa accolta dal Parlamento cantonale. Un’ottima dimostrazione di collaborazione tra i partiti borghesi e alcuni rappresentanti della sinistra.

Perché queste richieste sono legittime e sacrosante?

Perché l’accordo prevede meccanismi di allineamento dinamico al diritto UE — il che significa che parti del nostro ordinamento nazionale saranno progressivamente adeguate a norme decise a Bruxelles.

Perché, in caso di contestazioni, si potrebbe finire per applicare meccanismi giuridici estranei alla nostra tradizione (come il coinvolgimento della Corte di giustizia dell’UE), con un’erosione della sovranità nazionale e cantonale.

Perché decisioni di questa portata non possono e non devono essere adottate senza il consenso popolare e dei Cantoni — la base della nostra democrazia e del nostro federalismo.

Ricordiamo inoltre che il Consiglio federale ha firmato un pacchetto di accordi (chiamato Bilaterali III) con l’Unione Europea a Bruxelles il 2 marzo 2026, parte dello stesso processo negoziale che comprende il nuovo Accordo quadro.

Questo pacchetto riguarderà diversi settori e potrebbe essere sottoposto a valutazioni e trattamenti differenti, ma ciò che ora conta è difendere la decisione democratica e popolare prima ancora di negoziare o firmare nuovi legami politico-giuridici con Bruxelles.

Questi accordi verranno sottoposti al Parlamento federale e alla popolazione, si spera dunque con un referendum obbligatorio.

Il messaggio è chiaro:
La Svizzera non può essere legata a trattati che compromettono gradualmente la nostra autonomia senza che il Popolo e i Cantoni abbiano voce piena e vincolante. La sovranità nazionale non è negoziabile.

L’iniziativa cantonale è un passo concreto per rafforzare la democrazia diretta

Accanto alla mozione approvata, il Gran Consiglio ticinese ha deciso di presentare alle Camere federali un’iniziativa cantonale volta a modificare l’articolo 140 della Costituzione federale. L’iniziativa cantonale è stata promossa dal Gruppo Lega dei Ticinesi, trovando un consenso politico significativo.

L’obiettivo è chiaro: introdurre il referendum obbligatorio con doppia maggioranza per tutti i trattati internazionali che comportano un obbligo generale di ripresa dinamica del diritto di un’organizzazione sopranazionale, in particolare gli accordi istituzionali con l’Unione europea, o che prevedono meccanismi vincolanti di sorveglianza e risoluzione delle controversie capaci di incidere sull’autonomia legislativa e giudiziaria della Confederazione e dei Cantoni.

Oggi, infatti, la Costituzione federale prevede il referendum obbligatorio solo in casi limitati (come l’adesione a organizzazioni di sicurezza collettiva o a comunità sopranazionali).

I trattati internazionali ordinari, anche quando hanno una portata quasi costituzionale, sono generalmente soggetti soltanto a referendum facoltativo. Questo lascia aperta una questione fondamentale di legittimazione democratica.

L’iniziativa ticinese mira a colmare questa lacuna, stabilendo che accordi istituzionali con l’UE, soprattutto se fondati sulla ripresa automatica del diritto europeo e sul coinvolgimento di istanze come la Corte di giustizia dell’UE, debbano necessariamente essere approvati dal Popolo e dai Cantoni.

È un atto coerente con la tradizione del nostro Cantone, che già nel 2019 si era espresso criticamente nei confronti dell’allora bozza di Accordo quadro, denunciando i rischi per l’autonomia svizzera e per le misure di protezione del mercato del lavoro.

Con questa iniziativa, il Ticino riafferma un principio fondamentale:
quando sono in gioco la sovranità, l’ordinamento giuridico e l’equilibrio federale del nostro Paese, la parola deve spettare obbligatoriamente al Popolo e ai Cantoni.

Continueremo a seguire con attenzione gli sviluppi a livello cantonale e federale e vi terremo aggiornati su ogni passo importante.

Con determinazione per una Svizzera libera e sovrana

Piero Marchesi
Consigliere nazionale UDC

Perciò NO al previsto trattato di sottomissione all’UE / NO a Gessler 2.0! 
Non vogliamo: OBBEDIRE, SOPPORTARE, PAGARE E TACERE.