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Cinque anni e poi per sempre: cosa nascondono i Bilaterali III

Bruxelles comanda, la Berna federale capitola e il popolo svizzero dovrebbe tacere e pagare.

Cinque anni e poi per sempre.
Il diritto di soggiorno permanente che Berna non vi ha spiegato.

Mentre a Palazzo federale si discute dei Bilaterali III, c’è un punto di cui si parla poco.

Con il nuovo pacchetto la Svizzera riprenderà la direttiva UE sulla libera circolazione dei cittadini (2004/38/CE). Lo conferma il Consiglio federale stesso: dopo cinque anni di soggiorno nasce un diritto di soggiorno permanente.

Perché è un problema

  • Un diritto, non un permesso. Oggi il permesso C è legato a criteri d’integrazione decisi dalla Svizzera. Il nuovo diritto nasce invece da una norma europea, con criteri scritti a Bruxelles.
  • Una porta che non si richiude. Una volta acquisito, il diritto non si toglie più. Ciò che oggi la Svizzera concede, domani sarebbe dovuto.
  • Due sistemi paralleli. Accanto alle nostre regole ne nascerebbe un secondo, deciso altrove.
  • Regole che cambiano senza di noi. Gli accordi prevedono l’allineamento dinamico anche nella libera circolazione delle persone. Se Bruxelles modifica la direttiva, la pressione per seguirla arriva fino a noi.

La clausola di salvaguardia: un freno con il guinzaglio

  • Per attivarla, la Svizzera deve prima rivolgersi al comitato misto Svizzera-UE.
  • Se non c’è accordo, un tribunale arbitrale decide entro sei mesi se le nostre misure sono “giustificate”.
  • Se il tribunale ci dà torto, l’UE può adottare misure di compensazione contro di noi.

È questa l’autonomia che ci promettono?

Il popolo ha già parlato.

Nel 2014 popolo e Cantoni hanno chiesto che la Svizzera gestisca autonomamente la propria immigrazione. I Bilaterali III vanno nella direzione opposta. Firmare oggi significa legarsi per decenni, e tornare indietro avrebbe un costo enorme. Il momento di dire no è adesso.

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