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Cari membri e ospiti di Pro Svizzera, gentili Signore e Signori, cari amici,

Brutte notizie quotidiane e conflitti armati caratterizzano la nostra vita di ogni giorno: siamo in acque sempre più tempestose, ed è per questo che vogliamo dare all’evento di oggi il motto «Sveglia!». È urgente un campanello d’allarme: quando parlo con la gente, sento spesso dire che «quelli di Berna» fanno comunque quello che vogliono e che noi non abbiamo alcuna influenza su di loro. Anch’io a volte sono infastidito dalla sfrontatezza e dalla protervia di certi politici, ma vi ricordo che in Svizzera è il popolo a decidere, non la «classe politique»! Non tolleriamo questo dispotismo e respingiamolo. Ed è proprio per questo che abbiamo bisogno di Pro Svizzera. Il nome dice tutto: ci impegniamo per una Svizzera sovrana, neutrale, a democrazia diretta e autonoma, nella prosperità e nella pace. Né più né meno. Non vogliamo solo dire no, ma vogliamo suscitare le emozioni di tutti i settori della società e trasmettere una storia di successo positiva per la Svizzera, soprattutto per le giovani generazioni. Qualcuno parlerebbe addirittura di «visione»! Ma di questo parleremo più avanti. Non siamo arretrati né ci chiudiamo in noi stessi, anzi: grazie ai nostri punti di forza (precisione, schiettezza, elevata consapevolezza della qualità, affidabilità, puntualità, disponibilità, modestia, forte determinazione), siamo molto apprezzati nel mondo. Vogliamo assumerci le nostre responsabilità in modo indipendente, pur collaborando con i nostri vicini e altri partner globali. Non è una contraddizione! Purtroppo, le nostre virtù sono contrastate da sviluppi pericolosi («Zeitgeist»), di cui devo brevemente parlare:

  • Ridistribuzione/ collettivismo: Se un tempo il principio era che tutti possono avere successo secondo il merito («Meritocrazia»), questo concetto sta sempre più cedendo il passo all’idea che la prosperità possa essere raggiunta attraverso la ridistribuzione. L’invidia, l’ingenua fiducia nella ridistribuzione e il collettivismo si stanno diffondendo e portano a eccessi. La collettività sembra più importante dell’individuo. La proprietà, come la terra o gli immobili, è sempre più vista come un bene comune e le richieste di esproprio si fanno sempre più forti. Forse a certi marxisti e verdi si dovrebbe offrire un soggiorno in Corea del Nord, il paradiso del collettivismo per eccellenza, e allora presumibilmente tornerebbero presto a casa guariti. Chi non ci crede dovrebbe leggere il libro pubblicato nel 2022 da una donna nordcoreana fuggita in Occidente: «The hard road out». E per quanto riguarda la ridistribuzione, invece di fornire un sostegno mirato, si applica il principio dell’annaffiatoio. La 13esima AVS, recentemente approvata dall’elettorato, ne è un esempio eloquente. 
  • L’iniziativa Juso per l’eredità e l’iniziativa per l’assicurazione malattia sono altri esempi. Invece di promuovere l’imprenditorialità e creare condizioni favorevoli, si privilegia l’assistenzialismo e la mentalità del «self service»: i dipendenti volontariamente occupati a tempo parziale beneficiano dell’intera rendita AVS, magari di premi di cassa malati ridotti e di altri privilegi, invece di procedere a tagli. Oppure il copresidente del PS si prende un periodo sabbatico di 2 mesi con stipendio pieno. I nostri politici di sinistra non sembrano avere familiarità con i congedi non retribuiti! In generale, la competitività viene sistematicamente minata e le tradizionali virtù svizzere vengono calpestate.
  • L’aumento della quota statale e con esso l’espansione esplosiva dell’apparato amministrativo e del funzionariato pubblico, appare inquietante. La Confederazione interferisce sempre di più in compiti che sono di competenza del cantone, dei comuni e dei singoli. Un numero sempre maggiore di funzionari pubblici propone idee sempre più assurde su come estendere la burocrazia. Inoltre, negli ultimi anni lo Stato ha aumentato in modo così massiccio gli stipendi e le indennità accessorie che i dipendenti di valore vengono risucchiati dall’industria a favore di un lavoro regolare, sicuro e altamente retribuito per lo Stato. («PTT: Petit travail tranquille»). È proprio questo infelice sviluppo che contribuisce sempre di più alla carenza di manodopera qualificata nell’industria!
  • L’erosione della libertà : La questione Covid, in particolare, ci ha reso consapevoli di cosa significhi essere liberi. Si è tentato di gridare contro i dissidenti, di emarginarli e di soffocare qualsiasi dibattito. Alcuni volevano addirittura rinchiuderci e minacciarci di vaccinazione obbligatoria, sebbene nella maggior parte dei casi la cosiddetta vaccinazione non abbia impedito l’insorgere della malattia o la sua trasmissione. Altri volevano emarginare le persone non vaccinate facendo loro portare un adesivo.  Tutto ciò ricorda i tempi più bui del secolo scorso! Purtroppo, i media sono stati al gioco considerandosi portavoce del governo. Ancora oggi, gli articoli non graditi vengono censurati sui social media. Ora l’OMS sta cercando di formare una sorta di super-governo che pianifichi la politica sanitaria e ne attui le misure in tutto il mondo. Come sapete, contro questo progetto Pro Svizzera ha preso delle misure che stanno già cominciando a dare i loro frutti. 
  • Immigrazione incontrollata: È evidente che l’immigrazione nel nostro paese è andata fuori controllo. Le nostre infrastrutture stanno raggiungendo i limiti e la criminalità è in rapido aumento. Un problema particolare è rappresentato dai gruppi militanti e violenti, radicali e spesso a sfondo religioso, come i fondamentalisti islamici. Senza la collaborazione tra persone di buon senso delle varie comunità religiose e l’applicazione intransigente della legge e dell’ordine, questo problema continuerà a intensificarsi, come è successo, ad esempio, in Germania e in Francia. Per quanto riguarda la coesistenza di religioni diverse, si raccomanda la lettura della Parabola degli anelli tratta da Nathan il Saggio di Lessing. 

E nonostante la palese situazione di disagio, il consigliere federale Jans è ancora riluttante a rafforzare i controlli alle frontiere nazionali!

  • Indebolimento dello Stato e della famiglia: I globalisti criticano sempre più il ruolo e il significato dello Stato nazionale e cercano la loro salvezza in strutture sovraregionali. Qui bisogna prendere atto che lo Stato nazionale è l’unità organizzativa di persone più o meno affini che può ancora funzionare. La cultura gender, unita alla «cancel culture», all’intervento dello Stato nelle scuole e nell’esclusione di ogni tipo, stanno sminuendo l’importanza della famiglia come unità organizzativa più importante della società. Bisogna ribadire con chiarezza che la trasmissione dei valori e delle tradizioni è un compito che spetta alla famiglia e non allo Stato.

Pro Svizzera opera in questo contesto complesso e sfaccettato. È chiaro che Pro Svizzera può concentrarsi solo su alcuni compiti fondamentali: si tratta essenzialmente del posizionamento della Svizzera sovrana nei confronti dell’UE e del mondo nonché della questione della neutralità.

L’accordo-quadro 2.0 – un’analisi critica 

La base negoziale («Common understanding») tra la Svizzera e l’UE indica chiaramente che l’UE mantiene le sue richieste chiave dell’accordo quadro istituzionale, a suo tempo inaccettabili per il Consiglio federale. Essa vuole costringere la Svizzera a sottomettere all’UE la sua legislazione e quindi anche a rinunciare al diritto di referendum del sovrano svizzero (popolo e cantoni) e alla giurisdizione federale in settori centrali della vita quotidiana svizzera. 

Perdita di una legislazione e di una giurisprudenza autonome 

La nuova legislazione sul mercato interno dell’UE deve essere automaticamente incorporata nel diritto svizzero. L’espressione ufficiale «ripresa dinamica del diritto» è solo fumo negli occhi e inganna l’elettorato. L’UE concede alla Svizzera il diritto di indire un referendum sulla ripresa del diritto comunitario entro determinati termini. In caso di vittoria del no, si aprirebbe un processo di risoluzione delle controversie, al termine del quale la Corte di giustizia dell’UE (CGUE), cioè il tribunale della parte avversa, deciderebbe in un senso o nell’altro e potrebbe imporre misure punitive – eufemisticamente definite «misure di compensazione» – contro la Svizzera. Si può anche ipotizzare che l’UE influenzerebbe a priori una votazione annunciando le gravi conseguenze che un rifiuto comporterebbe.  È chiaro che la Corte di giustizia europea è il motore del mercato unico dell’UE per eccellenza e che prende sempre decisioni dal punto di vista dell’UE, anche se violano la nostra Costituzione svizzera. Il processo di risoluzione delle controversie è tutt’altro che equilibrato: è vero che viene istituito un tribunale arbitrale composto da rappresentanti dell’UE e della Svizzera, il quale dovrebbe tutelare gli interessi di quest’ultima e rafforzarne la posizione. Tuttavia, quando si tratta di interpretare il diritto dell’UE, la Corte di giustizia europea ha inequivocabilmente l’ultima parola. Di fatto, tutti i settori importanti della vita delle cittadine e dei cittadini svizzeri, nonché della Svizzera come piazza economica, finanziaria e di ricerca, sarebbero disciplinati dal diritto UE. La produzione/fornitura di energia elettrica, la sanità, l’alimentazione, la produzione alimentare, il trasporto pubblico (per esempio la liberalizzazione del trasporto ferroviario!) e il federalismo (tra i cantoni in termini di infrastrutture???) sarebbero soggetti al diritto UE.

Come funziona, lo dimostra l’ultima sentenza sul clima emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Anche l’ex giudice federale Pfiffner, appartenente al partito dei Verdi, parla di una sentenza politica inammissibile. Fra gli studiosi di diritto si vocifera di tanto in tanto che, in caso di conflitto, la Svizzera potrebbe riservarsi il diritto di violare deliberatamente la legislazione UE in qualsiasi momento, per poi aspettare di vedere cosa succede e, a posteriori, adottare misure adeguate. Anche se questa sembrerebbe essere una prassi comune nell’UE – il che è sorprendente sullo sfondo della citata fino alla nausea «comunità di valori» – ciò non ha più nulla a che fare con la proverbiale massima «Pacta sunt servanda o i trattati devono essere onorati», una norma giuridica alla quale la Svizzera si è sempre attenuta. Se i contratti presentano già al momento della firma un potenziale di conflitto, è meglio lasciarli perdere! Sebbene il Consiglio federale parli in modo fuorviante di Bilaterali III, va detto chiaramente che il progetto di accordo nella sua forma attuale equivale a un trattato di sottomissione e non ha assolutamente nulla di «bilaterale»

Distruttivo ampliamento della libera circolazione delle persone 

L’UE chiede alla Svizzera di estendere la libera circolazione delle persone – che è in gran parte responsabile dell’immigrazione di massa – con la direttiva sui cittadini dell’UE. Ciò significherebbe che i cittadini dell’UE avrebbero lo stesso trattamento dei cittadini svizzeri, anche per quanto riguarda le assicurazioni sociali. I progetti di allargamento dell’UE (Europa orientale, Balcani, Ucraina) e l’immigrazione incontrollata (circa 65.000 immigrati dall’UE al netto nella popolazione residente permanente nel 2023) rovinerebbero la nostra prosperità, il mercato del lavoro e il nostro sistema di previdenza sociale. L’argomentazione avanzata dall’UE, e purtroppo anche da alcuni politici svizzeri, secondo cui l’adozione della direttiva sui cittadini dell’UE contribuirebbe alla crescita economica e alla prosperità della Svizzera, è un’assoluta assurdità. Il nostro paese verrebbe ulteriormente edificato, gli affitti continuerebbero ad aumentare, i trasporti stradali e ferroviari e il sistema sanitario collasserebbero. Se la Svizzera non adottasse la direttiva sui cittadini dell’UE, la Corte di giustizia europea ne ordinerebbe l’introduzione contro la volontà del popolo svizzero. 

Pagamenti di tributi senza contropartita

In modo del tutto incomprensibile dal punto di vista della Svizzera sovrana, e completamente privo di capacità negoziali, ancor prima dell’adozione del mandato negoziale, il Consiglio federale ha già assicurato alla Commissione UE che la Svizzera effettuerà pagamenti netti periodici all’UE a partire dal 2024, nota bene senza alcuna contropartita da parte dell’UE! In questo modo non si tiene conto del fatto che la Svizzera importa dall’UE più di quanto non esporti, che con 614 miliardi di franchi (2022) è il terzo investitore nell’UE (dopo Stati Uniti e Regno Unito), che con i collegamenti ferroviari transalpini del Gottardo e del Lötschberg fornisce un importante contributo al collegamento nord-sud tra gli Stati dell’UE, che è un paese di transito per importanti gasdotti dell’UE e che oltre 390.000 frontalieri dell’UE hanno in Svizzera un lavoro fisso e ben retribuito. Inoltre, a differenza dell’UE, la Svizzera ospita università di alto livello, particolarmente apprezzate dai cittadini dell’UE, il che relativizza il significato e l’importanza dei programmi Horizon ed Erasmus. 

Considerazioni finali

Una lucida analisi della base negoziale, il cosiddetto «Common understanding», indica chiaramente che un trattato su questi termini è inaccettabile per la Svizzera e che probabilmente non avrebbe alcuna chance di fronte al popolo. È inaccettabile che la Svizzera si sottometta ai valori e alle norme dell’UE.

Il prezzo è semplicemente troppo alto! Nemmeno la retorica sgargiante e fuorviante dei nostri alti diplomatici può nascondere questo fatto. Il Consiglio federale dovrebbe finalmente smettere di comportarsi come un suddito e difendere con forza la posizione della Svizzera (e ciò che la Svizzera apporta alle relazioni reciproche). Se l’UE non si dimostra flessibile sui punti chiave sopra menzionati, sarebbe più sensato abbandonare l’esercizio e prendere in considerazione altre soluzioni, invece di sprecare dissennatamente ingenti risorse. Dobbiamo continuare a percorrere la strada del successo e dell’indipendenza della Svizzera senza focalizzarci sull’UE. Per questo Pro Svizzera pianificherà e lancerà una campagna per difendere con coerenza la democrazia diretta e le nostre strutture federali. 

Siamo ansiosi di sentire cosa dirà il Segretario di Stato Fasel, responsabile dei negoziati per la Svizzera, durante la tavola rotonda di oggi. 

Neutralità

Come avrete certamente sentito, il Comitato per la neutralità ha recentemente presentato circa 130.000 firme, imponendo una votazione popolare sull’inserimento della neutralità integrale, armata e permanente nella Costituzione. 

La maggioranza degli Svizzeri continua a sostenere la neutralità della Svizzera. Tuttavia, questa viene talvolta definita in modo diverso. Si vocifera anche che la Svizzera non possa fare nulla da sola e che debba integrarsi nel dispositivo di sicurezza della NATO e dell’UE. Tuttavia, forse con l’eccezione della Polonia, lo stato degli eserciti dell’UE è fonte di preoccupazione. Senza la NATO e quindi senza gli Stati Uniti, l’UE non potrebbe praticamente difendersi in modo efficace in questo momento. Qualora a novembre si insediasse un nuovo presidente degli USA, il futuro sostegno della NATO all’Europa non sarebbe più assicurato. Se, in caso di attacco, le forze nemiche dovessero avanzare verso il confine svizzero, significherebbe che la NATO o gli Stati dell’UE con noi confinanti non hanno assolto la loro missione militare o sono stati sopraffatti e che siamo soli. Noi dobbiamo concentrare i nostri sforzi di difesa su questa possibilità nemica ben più pericolosa e non su castelli in aria di stampo pacifista. A differenza della NATO – un esercito offensivo – noi abbiamo un esercito puramente difensivo e dobbiamo quindi provvedere alla rapida ristrutturazione di un’armata credibile. Per questo motivo dobbiamo respingere nettamente l’atteggiamento compiacente della consigliera federale Amherd nei confronti della NATO. L’entità delle truppe deve basarsi su una missione chiara. La logistica, gli armamenti e l’approvvigionamento del paese devono essere ridefiniti. Con una forza di truppe stimata in circa 300.000 unità, il budget ammonterebbe ad almeno 10 miliardi nel breve termine e ad altri 20-40 miliardi nel medio termine. È possibile risparmiare senza problemi nei settori dell’asilo, degli aiuti allo sviluppo, dei discutibili programmi di welfare socialista – come per esempio il finanziamento delle arti – con tagli all’amministrazione e ai funzionari pubblici, riduzioni degli stipendi dei dipendenti federali, ecc. 

Come piccolo Stato, dobbiamo rimanere non allineati e offrire i nostri buoni servizi e programmi di costruzione della pace. Purtroppo, partecipando alle sanzioni contro la Russia, il Consiglio federale ha calpestato la neutralità della Svizzera e danneggiato gravemente la nostra credibilità. L’attivismo dei nostri consiglieri federali in relazione alla cosiddetta conferenza di pace sul Bürgenstock non cambia nulla: dato che la Russia non vi partecipa, il tutto sta degenerando in una pagliacciata troppo costosa, a spese del contribuente svizzero. Le azioni sconsiderate della ministra della difesa e del ministro degli affari esteri dimostrano l’assoluta necessità di ancorare una neutralità permanente, integrale e armata nella nostra costituzione. 

Gli aerei da trasporto danesi Hercules si esercitano nella Simmental, gli elicotteri dell’esercito americano atterrano a Payerne, gli aerei militari francesi attraversano la Svizzera su rotaia e, più recentemente, la consigliera federale Amherd sta pensando di posticipare le consegna del sistema di difesa aerea Patriot a favore dell’Ucraina! 

Nello stesso tempo, la signora Amherd sogna una «Schengen delle forze armate», con la quale intende un’integrazione strutturale della difesa. Ma stiamo forse nel film sbagliato?  Se questo fatale avvicinamento alla NATO continua, la Svizzera rischia addirittura di essere coinvolta direttamente in un conflitto militare, anche con l’impiego di truppe. Non dobbiamo assolutamente permettere che ciò accada! Questi sviluppi ribadiscono la necessità di sancire in modo inequivocabile nella Costituzione i capisaldi della nostra neutralità! Solo così potremo impedire al nostro esecutivo di fare ciò che vuole! Pro Svizzera formerà un gruppo di lavoro sotto la guida dell’ex consigliere nazionale Walter Wobmann, che pianificherà e lancerà una campagna di voto in tal senso. 

Signore e signori, per raggiungere i nostri obiettivi in questi ambiti fondamentali, dobbiamo almeno essere in grado di indire dei referendum o, se del caso, di lanciare delle iniziative. Ciò significa contare su almeno 50.000 membri, idealmente anche 100.000. Per questo motivo, faccio appello a tutti voi affinché reclutiate membri. Se ognuno dei 26.000 iscritti porterà 1 membro, ce l’avremo fatta. L’ideale sarebbe che tutti avessero un indirizzo e-mail, il che consentirebbe un enorme risparmio di tempo nella raccolta di firme. Abbiamo inoltre bisogno di notevoli risorse finanziarie per le nostre campagne e siamo grati per qualsiasi sostegno da parte Vostra e della Vostra cerchia di conoscenti! Solo così Pro Svizzera potrà garantire che non saremo ignorati a Berna. 

Prima di concludere, vorrei esprimere i miei ringraziamenti:

  • al direttore generale di Pro Svizzera, Werner Gartenmann, che mi sostiene sempre in modo attivo e altamente professionale, un prezioso sparring partner e che, di tanto in tanto, mi insegna ad avere pazienza;
  • al segretariato di Lauterbrunnen: Sandra Flück, Amy Gartenmann e Karin Wider, senza il cui duro lavoro quotidiano dietro le quinte saremmo già al collasso;
  • ai membri del Comitato, che si impegnano molto: li cito per nome e chiedo a quelli di loro presenti in sala di alzarsi un attimo. Gli ex consiglieri nazionali Adrian Amstutz, Walter Wobmann (Vice), Christoph Mörgeli, Therese Schläpfer e Ulrich Schlüer. I membri del Consiglio nazionale Piero Marchesi e Pierre-André Page. Hans-Ueli Lehmann, Alessandro Mazzoleni, Florence Sager e, last but not least, Nicola Szita; 
  • all’ex consigliere federale Christoph Blocher per il suo costante e prezioso supporto, in particolare per le questioni strategiche. È un privilegio per noi poter contare su di Lei; 
  • e, infine, a tutti voi, cari soci, per i Vostri preziosi suggerimenti durante l’anno e per le Vostre apprezzatissime quote sociali.

E ora la domanda chiave: come fa la Svizzera ad avere successo? Quali sono i fattori di successo cui dobbiamo attenerci, o meglio: cosa ci rende così unici? Li riassumerei in una sorta di ricetta per il successo come segue:

  • La libertà individuale e la libertà di espressione sono un bene prezioso che deve essere preservato in ogni circostanza, senza essere marginalizzato
  • Meno Stato, più responsabilità individuale
  • Applicazione della legge e dell’ordine
  • Pace per mezzo delle forze armate
  • Oneri fiscali moderati senza ridistribuzione
  • Liberalizzazione invece di iper-regolamentazione/burocrazia
  • Dignità umana
  • Un’istruzione buona e al passo con i tempi: il sistema educativo duale è l’investimento più importante per le nostre giovani generazioni 
  • Promozione della ricerca e dello sviluppo primariamente in Svizzera (polo globale dell’innovazione)
  • Ruolo dei genitori: educazione e trasmissione di valori/tradizioni (no alla delega allo Stato)
  • Cooperazione internazionale senza rinuncia alla sovranità 

Signore e Signori,

Nel 2010, il predecessore di Ursula von der Leyen, Jean-Claude Juncker, definì in modo altezzoso la Svizzera un’«assurdità geostrategica», affermando che «la Svizzera sarebbe in un certo senso una beneficiaria dell’integrazione europea». Io invece dico che la Svizzera, in contrasto con lo scetticismo dell’UE, è il paese migliore, con forti virtù, punti di forza unici e inconfondibili, e opportunità che ci hanno portato e che continueranno a portarci al successo.

Continuiamo a coltivare questa «svizzeritudine» in modo disciplinato, distinguendoci laddove ha senso farlo e non ascoltando gli invidiosi e i boriosi in patria e all’estero! 

Ronald Reagan ha detto una volta:

«Il governo non è la soluzione, il governo è il problema» 

e

«La frase più pericolosa di tutte è: “Salve, sono del governo e sono qui per aiutarvi“»

Non sentirete mai una cosa del genere da un funzionario dell’UE o di Berna!

Smantelliamo la nostra amministrazione e l’apparato burocratico centralizzato di Berna (nessuno se ne accorgerà!), trasferiamo la responsabilità ai cantoni e ai comuni e promuoviamo la responsabilità individuale. Nello spirito del nostro DNA confederale! Non livelliamoci verso il basso, misuriamoci invece con i migliori! Anche se attorno a noi si muove il diavolo e l’economia è in difficoltà, noi ce la caviamo ancora relativamente bene. 

Proseguiamo con determinazione sulla nostra strada. Non lasciamoci spaventare dai socialisti da bar che non hanno mai creato un solo posto di lavoro o un vero valore aziendale, né dai sognatori di ogni colore. Siamo vigili e difendiamo il nostro paese e le nostre convinzioni: negoziamo duramente e apertamente, ma anche in modo corretto e onesto! 

E se non funziona al primo tentativo, rialziamoci e cerchiamo un’altra soluzione. E questo mi porta al talentuoso artista della luce Gerry Hofstetter: lasciamoci inebriare dai suoi meravigliosi effetti di luce sulle montagne svizzere e sogniamo con lui. A volte persino sognare è permesso!

Vi chiedo di condividere con i vostri amici e conoscenti il «campanello d’allarme» di cui ho parlato all’inizio. 

Infine, permettetemi di riassumere il tutto in una formula:
Pro Svizzera – il nome è già un programma! 
Innanzitutto c’è sempre la Svizzera o, se preferite, «Switzerland first».
E con questo, è tutto!

Signore e Signori, cari amici: Vi ringrazio.