Condividi post

Neutralità credibile – il nostro fondamento collaudato

Dr. Stephan Rietiker, presidente di Pro Svizzera

La neutralità svizzera ci ha procurato per decenni un’autorità e un riconoscimento particolari all’estero. Non è mai stata uno slogan vuoto, bensì un principio chiaro e affidabile. La neutralità armata non ci ha resi né una potenza regionale né una grande potenza e ha impedito che ci avvicinassimo ai blocchi. Ma ci ha donato qualcosa di più prezioso: autorità e rispetto nel mondo.

A causa dell’interpretazione arbitraria e disinvolta degli ultimi anni, questo fondamento è stato però indebolito. La nostra neutralità è efficace solo se viene percepita come credibile anche dai nostri partner. È giunto il momento di tornare a riflettere sui fondamenti portanti.

L’attaccamento coerente alla neutralità ci ha rafforzati enormemente sul piano strategico.
La neutralità armata segnala la disponibilità a difendersi e ha un effetto dissuasivo. Preserva la nostra libertà d’azione in politica estera e ci rende credibili come mediatori. Proprio per questo, per generazioni la Svizzera è stata apprezzata come intermediario onesto, come sede di organizzazioni internazionali e come custode di una tradizione umanitaria.

Al tempo stesso la neutralità ha consolidato la coesione interna della nostra nazione fondata sulla volontà, che esiste al di là dei confini linguistici e culturali. Sul piano economico la neutralità è stata ed è un vantaggio fondamentale per il nostro Paese. Stabilità e sicurezza attirano capitali, soprattutto in tempi di crisi. La piazza finanziaria, la solidità del franco e l’attrattiva per le imprese
e le organizzazioni internazionali si fondano in misura sostanziale sulla fiducia nella nostra affidabilità. Una neutralità credibile ci consente relazioni commerciali aperte in tutte le direzioni, senza farci coinvolgere in conflitti altrui. Ciò ha contribuito in modo determinante al nostro benessere. Nei miei viaggi d’affari ho constatato più volte come i partner commerciali in Giappone, Corea del Sud, Cina, nei Paesi arabi, ma anche nell’Europa dell’Est, in Turchia, Canada, Australia e negli Stati Uniti lodassero la nostra neutralità come garanzia di stabilità, credibilità e affidabilità.

Un’interpretazione poco chiara e troppo flessibile mina proprio questi vantaggi.
La credibilità non si può dividere. O c’è – oppure è persa.

Nel 1940 la neutralità svizzera non fu improntata né all’adattamento né all’eroismo, bensì a una sobria ragion di Stato. Proprio questa comprensione realistica – preservare la propria capacità d’azione anziché voler ottenere effetti con gesti spettacolari – gioverebbe anche al dibattito odierno. Allora la Svizzera si affermò non nonostante, ma proprio grazie a una politica che puntava sulla ponderatezza e sull’efficacia.

Negli ultimi anni la neutralità, così come la disponibilità e la capacità di difesa, sono state messe fortemente in discussione dall’interno e dall’esterno. Questo non deve più accadere. Convince poco anche la proposta di allentare proprio il freno all’indebitamento. La Svizzera è tra i Paesi finanziariamente più solidi del mondo. Se non si riesce a garantire una difesa nazionale credibile con i mezzi finanziari già disponibili, il problema non è la mancanza di risorse, ma la mancanza di disciplina di bilancio e di priorità chiare.»

Se torniamo a vivere la neutralità in modo chiaro e coerente, riconquistiamo ciò che per decenni ci ha procurato rispetto e margine d’azione: non lo status di grande potenza, bensì una vera autorità verso l’esterno – e sicurezza e benessere all’interno.

La neutralità non è un reperto del passato. È uno strumento collaudato. Torniamo a servircene – con coerenza, chiarezza e convinzione!

Scarica la presentazione (PDF)