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Svizzera, rimani libera: No all’accordo di sottomissione all’UE

Bruxelles comanda, la Berna federale capitola e il popolo svizzero dovrebbe tacere e pagare.

Svizzera, rimani libera. Non è uno slogan: è un richiamo alla nostra storia, alla nostra identità, al nostro DNA. I nostri avi non hanno costruito questo Paese con la rassegnazione, ma con il coraggio. Hanno difeso l’indipendenza quando era scomodo farlo. Hanno rifiutato giudici stranieri quando sarebbe stato più facile piegarsi. Hanno scelto la libertà, anche pagando di persona.

Dalla nascita della Confederazione nel 1291 fino alle grandi sfide del Novecento, la Svizzera ha sempre rivendicato un principio semplice e non negoziabile: le regole che valgono sul nostro territorio le decide il nostro popolo. Non corti straniere. Non burocrazie sovranazionali. Non tecnocrati lontani dalla nostra realtà.

Oggi qualcuno vorrebbe convincerci che la sovranità è un concetto superato, che l’indipendenza è un lusso, che per prosperare dobbiamo accettare una subordinazione istituzionale. È la logica dell’accordo di sottomissione all’UE, quello che i suoi promotori chiamano impropriamente “Bilaterali III”. Un nome rassicurante per nascondere una realtà ben diversa: ripresa dinamica del diritto europeo, meccanismi di controllo esterni, pressione costante ad allinearci a decisioni prese altrove.

Ci parlano di “integrazione”, di “armonizzazione”, di “stabilità”. Ma dietro queste parole si nasconde una verità chiara: cedere competenze, accettare diritto straniero, piegarsi a giudici che non rispondono al nostro popolo. Questo non è spirito bilaterale. È un passo verso la subordinazione.

La Svizzera non è grande per dimensioni. È grande perché è libera. Perché ha costruito il proprio successo su responsabilità individuale, federalismo, democrazia diretta e neutralità. È questo che ci ha resi stabili, affidabili, prosperi. Non l’obbedienza a poteri esterni.

Essere indipendenti non significa essere isolati. Significa cooperare da pari a pari, non da subordinati. Significa commerciare con il mondo senza consegnare le chiavi di casa. Significa difendere la possibilità del popolo svizzero di avere sempre l’ultima parola.

Per questo dobbiamo combattere con determinazione questo accordo di sottomissione. Senza timori reverenziali, senza complessi di inferiorità. I nostri avi non hanno respinto giudici stranieri per oltre sette secoli perché oggi noi li accogliessimo senza discutere.

La libertà non è garantita per sempre. Va difesa, spiegata, trasmessa.
Svizzera, rimani libera. Per rispetto della tua storia. Per responsabilità verso i nostri figli. Perché la libertà non è un dettaglio negoziabile: è la nostra essenza.

Piero Marchesi
Consigliere nazionale UDC

Perciò NO al previsto trattato di sottomissione all’UE / NO a Gessler 2.0! 
Non vogliamo: OBBEDIRE, SOPPORTARE, PAGARE E TACERE.