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Stato giudiziario anziché diritti popolari?

Bruxelles comanda, la Berna federale capitola e il popolo svizzero dovrebbe tacere e pagare.

Nel dibattito sui «Bilaterali III» (che rimane un termine ingannevole coniato dal Consiglio federale) si nota ripetutamente che parte dell’élite accademica e giuridica – come recentemente la professoressa Astrid Epiney dell’Università di Friburgo, nella NZZ del 14.1.2026 – argomenta esclusivamente in termini tecnocratico-giuridici.

Essa ignora deliberatamente la dimensione democratica, perché vuole eliminare il processo decisionale dei cittadini – proprio come avviene nell’UE. Per questo motivo chiede che il trattato di sottomissione all’UE non sia sottoposto al popolo e ai cantoni (referendum obbligatorio), addirittura nemmeno al popolo. Infatti, una votazione avrà luogo solo se vengono raccolte le firme per il referendum.

La democrazia diretta vive di consenso politico e di compromesso politico, non solo di costruzioni giuridiche. Il crescente malcontento che permea tutti gli strati sociali (giovani, commercianti, industria, agricoltori…) in molti Stati dell’UE, mostra dove porta la privazione dei diritti politici delle persone (libertà di espressione!) a favore dei tribunali e dei comitati di esperti.

La Svizzera non dovrà mai intraprendere questa strada.

Non lasciamo che dei politici rossoverdi senza alcuna esperienza imprenditoriale ci dettino come la Svizzera può continuare sulla strada del successo. Puntiamo sull’autonomia e sul progresso. Switzerland first!

Stephanie Gartenmann
Membro del comitato si Pro Svizzera
Deputata in Gran Consiglio del canton Berna

Perciò NO al previsto trattato di sottomissione all’UE / NO a Gessler 2.0! 
Non vogliamo: OBBEDIRE, SOPPORTARE, PAGARE E TACERE.