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«Perché per noi la democrazia diretta è più importante del contratto coloniale con l’UE»

Relazione del dott. Stephan Rietiker, presidente di Pro Svizzera

Conclusione dal punto di vista di Pro Svizzera:

Innanzitutto va rilevato che da tre anni l’Amministrazione federale dispone di un vantaggio informativo che utilizza in modo mirato per abbellire l’insieme dei trattati con l’UE e occultare i punti critici. Si ha l’impressione che persino singoli consiglieri federali non siano sempre al corrente di tutti i fatti – come il consigliere federale Cassis, che in un’intervista non sapeva che la nuova e altamente burocratica ordinanza sulle derrate alimentari riguarda anche i produttori nazionali che non esportano affatto.

È inoltre preoccupante il fatto che sempre più cittadini dell’UE occupino posizioni chiave nell’Amministrazione, senza conoscere i nostri valori, la nostra mentalità e soprattutto la nostra democrazia diretta, nella quale il Popolo e i Cantoni sono la suprema autorità decisionale politica. Ad esempio, la Commissione della concorrenza (COMCO) è composta al 70% da tedeschi – una circostanza che potrebbe avere un’influenza considerevole proprio sul delicato tema degli aiuti di Stato in relazione ai trattati con l’UE.

Punti critici sostanziali:

Sull’intero insieme dei trattati incombe come una spada di Damocle la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), che in qualità di custode del mercato interno sorveglia minuziosamente e fa rispettare rigorosamente l’osservanza di tutte le regole del gioco. Secondo la sua concezione giuridica, molte questioni vanno decise dai giudici, mentre in Svizzera vengono tradizionalmente decise politicamente – quindi dal Parlamento, dai Cantoni o dai Comuni.

L’UE è un sistema dirigista centralizzato che funziona dall’alto verso il basso – al contrario della Svizzera, dove i processi federalisti decentralizzati fanno parte della cultura politica. L’accettazione del cosiddetto accordo quadro comporterebbe un massiccio spostamento verso concezioni valoriali dell’UE non compatibili con i nostri principi. Al contempo verrebbero privati di potere importanti organi politici.

A ciò si aggiunge che l’UE non possiede un fondamento democraticamente legittimato – il che spiega perché a dominare sono spesso la Germania e la Francia, mentre altri Stati devono spesso cedere. La Svizzera non si definisce solo attraverso la sua forza economica, ma soprattutto attraverso la sua democrazia diretta e la capacità di prendere decisioni in modo autonomo. Questa è la nostra caratteristica distintiva e il fondamento del nostro successo.

Un argomento fittizio ripetutamente avanzato sostiene che la Svizzera potrebbe rifiutare in qualsiasi momento le leggi dell’UE. Di recente il consigliere federale Cassis ha dichiarato che si consulterebbe preventivamente con l’UE per sapere quali sanzioni dovrebbe aspettarsi il Popolo svizzero in caso di rifiuto – affinché ciò possa essere annotato nell’opuscolo delle spiegazioni di voto. Questa affermazione è a dir poco assurda e dimostra chiaramente che non si può più parlare di una libera cultura di votazione.

Il libero accesso al mercato interno dell’UE è già pienamente garantito dai trattati esistenti – pertanto nuovi accordi non sono necessari. Del resto, già oggi i prodotti vengono registrati e certificati in Paesi dell’UE, poiché lì è più conveniente che in Svizzera.

Un argomento frequentemente utilizzato dai sostenitori dell’UE asserisce che persino gli Stati membri a pieno titolo dell’UE violano i trattati – e che la Svizzera potrebbe eventualmente seguirne l’esempio. Ciò è inaccettabile. Noi Svizzeri sosteniamo il principio del pacta sunt servanda – i trattati vanno rispettati. Se un insieme di trattati è talmente lacunoso che si pensa alla violazione degli stessi ancora prima della firma, sarebbe meglio rinunciarvi completamente.

Per tutte queste ragioni, Pro Svizzera respinge integralmente l’insieme dei trattati con l’UE e chiede, sulla base delle nostre argomentazioni, il referendum obbligatorio; qualsiasi altra soluzione sarebbe un vero pasticcio.