Il dott. Christoph Blocher mette in guardia da un «trattato di sottomissione» che obbliga la Svizzera ad adottare il diritto UE – anche quello futuro, oggi ancora sconosciuto. La Corte di giustizia dell’UE diventerebbe l’istanza suprema, distruggendo la democrazia diretta. I trattati rappresentano un passo verso l’adesione all’UE e mettono a rischio la neutralità della Svizzera.
Adrian Amstutz critica la drastica estensione della libera circolazione delle persone e mette in guardia da un ulteriore sovraccarico del sistema sociale e delle infrastrutture. La clausola di salvaguardia promessa sarebbe inefficace – la Svizzera perderebbe il controllo sulla propria politica migratoria, contrariamente al mandato costituzionale di Popolo e Cantoni.
Lena Rey mette in guardia dalla Svizzera romanda come porta d’ingresso per l’ideologia UE. I media e la politica sopprimono il dibattito sulla sovranità, mentre la popolazione è confrontata con l’aumento degli affitti, la pressione sul mondo del lavoro e le infrastrutture sovraccariche. Il pacchetto di accordi non è un commercio equo, ma un tributo politico a Bruxelles. Nella Svizzera romanda lo spirito svizzero deve essere rafforzato.
Stephanie Gartenmann sottolinea il pericolo per la partecipazione politica delle giovani generazioni. La ripresa dinamica del diritto e il «decision shaping» non sarebbero legittimati democraticamente. La Svizzera perderebbe la propria sovranità in settori centrali – a scapito della libertà d’azione delle giovani generazioni.
Il dott. Stephan Rietiker fa riferimento alla sistematica disinformazione da parte dell’Amministrazione federale e alla crescente influenza dei burocrati dell’UE. Il libero accesso al mercato interno è già garantito – nuovi accordi sono superflui e pericolosi. Pro Svizzera respinge il pacchetto negoziale UE e chiede un referendum obbligatorio. Il futuro della Svizzera non può finire a porte chiuse e con ogni sorta di trucchi – devono decidere il Popolo e i Cantoni.
Sintesi del contenuto della risposta alla consultazione di Pro Svizzera:
«Pacchetto di accordi UE: un passo d’integrazione con conseguenze anticostituzionali»
«Pro Svizzera» respinge con fermezza il pacchetto di accordi UE presentato dal Consiglio federale. La cosiddetta «stabilizzazione e sviluppo delle relazioni Svizzera–UE» non rappresenta un progresso bilaterale, bensì un massiccio passo d’integrazione verso l’adesione all’UE – con gravi conseguenze politiche, economiche e giuridiche.
Principali punti critici:
- Perdita di democrazia e violazione della sovranità: la ripresa dinamica del diritto sotto il controllo UE mina l’autodeterminazione svizzera. I giudici UE decidono sul diritto svizzero – non più il Popolo svizzero.
- Contenuti contrattuali anticostituzionali: diverse disposizioni violano gli articoli 34 e 121a della Costituzione federale. Un controllo dell’immigrazione autonomo e conforme alla Costituzione diventa di fatto impossibile, le clausole di salvaguardia sono inefficaci.
- Costi miliardari senza controllo: impegni di almeno 350 milioni di franchi all’anno – con aumento automatico da parte dell’UE a partire dal 2037. All’orizzonte vi sono ulteriori miliardi per programmi UE. Il governo non fornisce cifre attendibili.
- Comunicazione ingannevole: la denominazione «Bilaterali III» nasconde la reale portata. La certezza del diritto per l’economia non è garantita – è vero il contrario.
- Violazione dei diritti popolari: i trattati devono essere obbligatoriamente sottoposti al voto di Popolo e Cantoni – come per il SEE nel 1992 e l’Accordo di libero scambio con la CEE nel 1972.