Con questo trattato, il Consiglio federale e, prevedibilmente, anche la maggioranza parlamentare vogliono sottomettere la Svizzera all’UE. L’immigrazione di massa aumenterebbe così in modo ancora più drastico, contrariamente al mandato costituzionale deciso da Popolo e Cantoni nel 2014 e sfacciatamente aggirato dalla maggioranza parlamentare. Nel suo rapporto (EB p. 386 e segg.), il Consiglio federale sostiene addirittura che questo trattato con l’UE sia compatibile con l’articolo 121a della nostra Costituzione federale. Questo è semplicemente una menzogna, considerati i doveri che assumiamo dall’UE (Direttiva 2004/38/CE).
- Con il recepimento della cittadinanza dell’Unione europea (UBRL), secondo il Consiglio federale (EB p. 381), ogni anno da 50 000 a 90 000 persone otterranno un diritto di soggiorno duraturo in Svizzera.
- Il ricongiungimento familiare, oggi limitato a coniugi e figli fino ai 18 anni, dovrebbe essere esteso, con il trattato UE, a nipoti fino ai 21 anni, genitori, nonni e suoceri, nonché a parenti più lontani, che possono provenire anche da Stati terzi. Questo aggraverà ulteriormente l’immigrazione nel nostro sistema sociale, già oggi sovraccarico.
- La nuova clausola di salvaguardia per limitare l’immigrazione, elogiata dal consigliere federale Jans come «estintore» in caso di gravi problemi economici e sociali, non vale la carta su cui è scritta, così come l’attuale clausola di salvaguardia. In primo luogo, le soglie sono talmente alte che il Consiglio federale non potrà mai superarle e non vuole nemmeno farlo; in secondo luogo, è necessario anche il consenso dell’UE, che non lo concederà mai invocando la libera circolazione delle persone, come già avvenuto con la mancata attuazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa.
- Le conseguenze dell’immigrazione di massa sono gravi già oggi: il sovraccarico di strade e ferrovie, nonché del sistema sanitario e scolastico. La cementificazione del nostro Paese, l’esplosione dei costi degli affitti e delle casse malati, ma anche la progressiva perdita di sicurezza e la crescente criminalità violenta sono chiaramente visibili. Questo sviluppo devastante per il nostro Paese assumerà dimensioni ancora più pericolose con il previsto allargamento dell’UE a Paesi candidati come Albania, Bosnia, Georgia, Moldavia, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia, Turchia e Ucraina.
Pro Svizzera non vuole nemmeno stipulare un accordo sull’energia elettrica, perché proprio nel momento critico di una situazione di penuria elettrica tale accordo non funzionerà. Ogni Paese garantirà innanzitutto l’approvvigionamento del proprio territorio. Ciò significa: o c’è elettricità nei nostri Paesi vicini e la Svizzera può acquistarla, oppure non c’è abbastanza elettricità e non c’è nulla da acquistare. In caso di emergenza, questi accordi non valgono la carta su cui sono scritti. Lo ha dimostrato chiaramente il periodo del coronavirus, quando in Germania furono bloccate mascherine protettive destinate alla Svizzera e in Italia furono confiscati disinfettanti destinati al nostro Paese.
Ciononostante, le cittadine e i cittadini svizzeri dovrebbero ancora una volta essere raggirati con trucchi come l’abolizione della maggioranza dei Cantoni, con etichette ingannevoli come «Bilaterali III», previsioni truccate come la perdita di prosperità e calmanti come clausole di salvaguardia inefficaci.
Sorge quindi la domanda: quanti inganni provenienti dal Palazzo federale può sopportare la nostra democrazia? Votazione SEE del 1992: le imprese sarebbero emigrate all’estero, la disoccupazione sarebbe esplosa, il franco svizzero sarebbe crollato e la Svizzera si sarebbe impoverita. Accordo sulla libera circolazione delle persone: sarebbero arrivati solo da 8000 a 10 000 immigrati all’anno, in realtà sono da 80 000 a 100 000. Schengen/Dublino: «meno richiedenti asilo, meno criminalità e più sicurezza».
Come allora, anche oggi: tutto fumo negli occhi.