Il Consiglio federale motiva questa decisione sostenendo che la Svizzera potrebbe trarre vantaggio dalle esperienze delle sue «nazioni partner» e migliorare la propria «capacità di cooperazione». La legge prevede così espressamente la formazione in collaborazione con forze armate straniere.
Per il Comitato dell’iniziativa per la salvaguardia della neutralità svizzera è chiaro: la Svizzera ha bisogno di un esercito forte. Ma deve poter impiegare il proprio esercito in modo autonomo e non deve lasciarsi integrare gradualmente in strutture militari straniere.
La proposta riguarda anche il transito di truppe straniere. La revisione dovrebbe consentire al Consiglio federale di stipulare accordi sul transito di forze armate straniere attraverso la Svizzera.
Anche per quanto riguarda l’acquisto di armi e altro materiale militare, si intende agevolare la cooperazione con gli Stati partner stranieri.
La domanda cruciale è quindi: a cosa porterà questa evoluzione? La Svizzera collabora sempre più strettamente con la NATO e con l’UE. E questa è la strada sbagliata, come si sta vedendo ormai da anni. Oggi si vogliono mandare i militari all’estero per l’addestramento, domani in una guerra di «solidarietà». Il Consiglio federale sta giocando con la vita dei giovani svizzeri. L’iniziativa sulla neutralità traccia qui un confine netto e dice no all’integrazione militare in un’alleanza militare. Lo scambio di esperienze con i paesi vicini, se condotto in modo ragionevole, continuerà a essere possibile.
La Svizzera deve poter provvedere autonomamente alla propria sicurezza. Un esercito forte e una neutralità credibile vanno di pari passo.
Per un esercito forte. Per una Svizzera indipendente. Quindi Sì alla neutralità svizzera.