Al contrario: la libera circolazione delle persone con l’UE non deve essere ampliata attraverso il pacchetto di accordi previsto con l’Unione europea.«Il no all’iniziativa sulla sostenibilità non è un sì a una crescita incontrollata, non è un sì a un’immigrazione eccessiva e non è un sì alla cessione della politica migratoria a Bruxelles», afferma Stephan Rietiker, presidente di Pro Svizzera.
Il movimento apartitico Pro Svizzera, che conta 26’000 membri, chiede che il pacchetto di accordi con l’UE sia sottoposto al referendum obbligatorio, ossia alla decisione del popolo e dei cantoni. La politica di “accomodamento” nei confronti dell’UE distrugge gli interessi della Svizzera e della sua popolazione. Il triste spettacolo antidemocratico e contrario alle tradizioni svizzere che si sta svolgendo in Parlamento deve finire.
Il vicepresidente Walter Wobmann sottolinea: «Per Pro Svizzera, la lotta continua con l’iniziativa sulla neutralità. Nella politica estera e di sicurezza, il 27 settembre 2026 il popolo e i cantoni dovranno richiamare all’ordine il Consiglio federale e il Parlamento.» Aggiunge che si pone la domanda se la Svizzera voglia «la guerra» o «la pace».