Cari amici e sostenitori di Pro Svizzera,
la Svizzera è neutrale. La sua neutralità è permanente e armata. Poche parole, semplici e chiare. Parole che ogni cittadino capisce. Parole che per generazioni hanno protetto il nostro Paese dalla guerra, dalle alleanze militari e dai giochi di potere delle grandi potenze.
Eppure oggi, a Berna, c’è chi vorrebbe svuotare questo principio dall’interno. Un passo dopo l’altro, con il solito linguaggio burocratico, la neutralità viene relativizzata, reinterpretata, piegata alle pressioni internazionali e agli interessi di chi sogna una Svizzera sempre più allineata all’Unione europea, alla NATO e ai blocchi di potere stranieri.
Questa non è prudenza. È cedimento.
La neutralità non è un accessorio da usare quando conviene e da mettere da parte quando dà fastidio. Non è una formula elastica nelle mani dei funzionari, dei diplomatici o dei politici che preferiscono piacere all’estero piuttosto che difendere il proprio popolo.
La neutralità è il patto tra lo Stato e i cittadini: la Svizzera non si lascia trascinare nelle guerre degli altri, non prende ordini da potenze straniere e decide da sola il proprio destino.
Oggi questo patto è sotto attacco. Non con un colpo di Stato, ma con mille piccoli cedimenti. Con comunicati ambigui, decisioni confuse, pressioni esterne accettate senza coraggio e una classe politica che troppo spesso sembra vergognarsi della nostra indipendenza.
Noi non ci vergogniamo della Svizzera. Noi ne siamo fieri.
In un mondo sempre più instabile, la risposta non può essere quella di sciogliere la nostra identità in alleanze e compromessi internazionali. La risposta deve essere più Svizzera, non meno Svizzera. Più sovranità, non più dipendenza. Più neutralità, non più allineamento.
Chi indebolisce la neutralità indebolisce la sicurezza del Paese. Chi relativizza la neutralità apre la porta al coinvolgimento della Svizzera in conflitti che non sono i nostri. Chi considera la neutralità un residuo del passato dimostra di non aver capito nulla della storia e del successo del nostro Paese.
Per questo l’iniziativa popolare “Salvaguardia della neutralità (iniziativa sulla neutralità)” è necessaria. Serve a rimettere ordine. Serve a fissare limiti chiari. Serve a ricordare alla politica federale che la Svizzera non appartiene ai salotti internazionali, ma ai suoi cittadini.
Il 27 settembre 2026 il popolo svizzero potrà finalmente correggere questa deriva. Potrà dire chiaramente che la neutralità non è merce di scambio, non è un concetto elastico e non può essere sacrificata per compiacere poteri stranieri o ambienti internazionali.
La nostra neutralità non è negoziabile. Non si piega al vento. Non si baratta per qualche applauso a Bruxelles, a Washington o nelle conferenze internazionali.
La Svizzera deve restare libera, indipendente, sovrana e neutrale.
Chi ama questo Paese lo sa: quando la neutralità vacilla, non si resta in silenzio. Si vota sì per ristabilirla.